Museo Storico dell'Arte e della Civiltà Contadina

 

Museo Arte Contemporanea

MACA - Museo Arte Contemporanea Acri

 

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Museo del Beato Angelo

La figura del Beato Angelo di Acri si inserisce nel periodo della dominazione spagnola, negli ultimi trenta anni del XVII secolo e nel momento in cui il regno di Napoli riacquistò la propria indipendenza politica con l’ascesa al trono di Carlo III di Borbone.

Nato ad Acri (ove esiste ancora oggi la sua casa natale restaurata e trasformata in cappella negli anni Quaranta del Novecento), il Beato si chiamava Lucantonio Falcone e, nato nel 1669, entrò più volte nell’Ordine dei Cappuccini ma fu la terza quella della vocazione. Divenuto sacerdote nel 1700 egli si dimostrò non solo un grande predicatore ma anche un abile diplomatico e un uomo di grande lungimiranza portando a compimento intricate questioni. Ottenne, a ragione, il titolo di “Apostolo delle Calabrie”.

La città di Acri, che gli diede i natali, e la chiesa del Beato Angelo che si erge maestosa nel paese, hanno inteso rendere omaggio alla sua figura e soprattutto veicolare quanto più possibile la sua grande opera di predicazione e di spirito cristiano, istituendo un piccolo ma suggestivo museo nei locali dell’ex chiesetta del Beato Angelo (annessa a quella attuale).

In esso sono esposte reliquie del Beato (che si aggiungono alle spoglie e al saio originale conservati nella chiesa), oggetti della sua vita quotidiana e dei frati dell’Ordine dei Cappuccini ma anche dipinti, statue e testi antichi. A pochi passi dal museo si trova la “cella del Beato Angelo” ovvero la cella di isolamento o “cella solitaria” del convento, nella quale egli soleva ritirarsi. 

Il museo del Beato Angelo è di grande importanza sia da un punto di vista storico sia religioso (vi accorrono infatti numerosi pellegrini) sia prettamente artistico e museale.

Inaugurato il 23 giugno 1992, per volontà del Vice Postulatore Padre Eugenio Scalise, e del contributo del popolo di Acri e della devota benefattrice Sig.ra Francesca Meringolo, con lo scopo di custodire adeguatamente quanto di geloso e di religioso del Beato Angelo è sopravvissuto, sfuggendo alle ingiurie del tempo e delle sue avversità e confische ottocentesche, a causa delle quali i Frati Cappuccini furono costretti ad abbandonare il Convento per riparare presso i parenti e le famiglie di amici. 

Il museo è scaturito dalla reiterata richiesta popolare e dal continuo afflusso dei devoti pellegrini nella patria del Beato Angelo, avidi di notizie e desiderosi di osservare gli oggetti da lui usati.